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2.1. Il Titolo I, Capo I: “Disposizioni generali”
 

Quanto al capo I (Disposizioni generali) sono state aggiunte numerose nuove definizioni, in quanto si passa dalle 9 previste dal d.lgs. n. 626/1994 alle 27 contenute all’art. 2 del nuovo T.U.
Inoltre alcune definizioni hanno subito delle importanti modifiche.

Tra queste, in particolare, si segnalano:

a)

la definizione di lavoratore (art. 2, comma 1, lett. a): «lavoratore: persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari. Al lavoratore così definito è equiparato: …»

La novità della definizione, com’è agevole rendersi conto, consiste in una migliore individuazione della nozione, prescindendo dalle tipologie contrattuali di lavoro, venendo poi aggiunte precisazioni sui soggetti equiparati (es. tirocinanti, associati in partecipazione, volontari).

b)

la definizione di datore di lavoro (art. 2, comma 1, lett. b): «datore di lavoro: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. Nelle pubbliche amministrazioni …»

Com’è agevole osservare, scompare il riferimento al datore di lavoro quale responsabile dell’impresa e viene sostituito con il riferimento alla responsabilità dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività (art. 2082 c.c.: “È imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi”).

L’art. 3 individua il campo di applicazione del T.U:

a)

sotto il profilo oggettivo si confermano l’applicazione a tutti i settori di attività privati e pubblici e le ipotesi nelle quali tale applicazione deve avvenire “tenendo conto delle particolari esigenze connesse al servizio espletato”;

b)

sotto il profilo soggettivo stante anche la nuova definizione di “lavoratore”, il campo di applicazione viene riarticolato con l’espressa inclusione, oltrechè dei soggetti già contemplati nell’art. 1 del D.Lgs. n. 626/1994 (tra gli altri, i lavoratori a domicilio), anche di soggetti in precedenza esclusi dalla tutela (lavoratori autonomi, lavoratori distaccati, rispetto all’azienda distaccataria), nonché di soggetti già tutelati in virtù di fonti normative sia precedenti che successive al 626 quali: le rappresentanze diplomatiche e consolari («uffici all’estero di cui all’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18», come previsto a seguito delle modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 106/09), il d.lgs. n. 276/2003 (lavoratore con contratto di somministrazione, lavoratore a progetto, lavoratore occasionale), l’Accordo - quadro europeo 16 luglio 2002 sul lavoro subordinato a distanza (telelavoratori).

Restando agli aspetti relativi al campo di applicazione, sotto il profilo soggettivo si segnala che l’art. 3, nei commi da 4 a 13 (alcuni dei quali oggetto di modifica per effetto del D.Lgs. n. 106/09) individua per varie categorie di lavoratori (lavoratori in regime di somministrazione di lavoro, di distacco, di lavoro a progetto, lavoratori a domicilio, lavoratori autonomi, componenti dell’impresa familiare, ecc.) gli obblighi previsti dal T.U. applicabili alle varie fattispecie (ed in alcuni casi i soggetti tenuti all’applicazione delle disposizioni).
Tra le parti modificate dal c.d. correttivo al T.U.S., in particolare, si segnala l’inserimento del nuovo comma 12-bis, che identifica il regime legale di tutela, espressivo della tendenza espansiva della normativa antinfortunistica, nei confronti di una categoria di soggetti - i volontari - fino al "testo unico" esclusi dal novero dei beneficiari delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. La modifica risponde, quindi, alle numerose segnalazioni relative alla criticità della attuale aprioristica equiparazione tra tali soggetti ed i "lavoratori" a fini antinfortunistici. Al riguardo, con l’art. 3 del D.Lgs. n. 106/09 modificativo dell’art. 3 del D.Lgs. n. 81/08, si è reputato opportuno applicare ai volontari il regime dei lavoratori autonomi consentendo, tuttavia, che le modalità di realizzazione della tutela siano concordate con le associazioni o gli enti di volontariato (es.: potrà essere concordato che l'associazione si faccia carico di acquistare i Dispositivi di Protezione Individuale o dei corsi di formazione per i volontari).
In ogni caso, secondo la nuova disposizione, ove la prestazione si svolga in un’organizzazione di un datore di lavoro - in applicazione del noto principio di effettività della tutela - si applicheranno misure analoghe a quelle previste nei riguardi dei lavoratori autonomi dall'articolo 26 del "testo unico" e consistenti nell'informare il volontario dei rischi presenti nelle aree in cui dovrà operare e nell'eliminazione o riduzione al minimo dei rischi da interferenza tra le attività del volontario e la altre in essere nella medesima area.
L’art. 4 (Computo dei lavoratori) individua i soggetti esclusi dal calcolo del numero di lavoratori dal quale derivano obblighi particolari a carico dei datori di lavoro (quali: designazione ed elezione del RLS, costituzione all’interno dell’azienda del SPP, svolgimento da parte del datore di lavoro del ruolo di RSPP).
Il c.d. correttivo al T.U.S. interviene sul testo in esame; in particolare con riferimento all’articolo 4, accogliendo una proposta emersa in sede di confronto con le parti sociali, l’art. 4 del D.Lgs. n. 106/09 modifica innanzitutto il riferimento normativo diretto a escludere - ai soli fini del computo e non certo della applicazione nei loro confronti delle disposizioni di tutela a fini antinfortunistici - dai lavoratori da computare coloro che partecipino a tirocini formativi e di orientamento, da qualunque fonte (anche eventualmente regionale) regolamentati, in quanto non inseriti con tendenziale stabilità negli ambienti di lavoro dei quali il datore ha il controllo.
Per le stesse ragioni, sempre all'articolo 4, si escludono dal novero del computo i lavoratori in prova e viene modificato - in modo da renderlo coerente con le modalità di svolgimento delle attività lavorative in tale settore - il criterio di computo dei lavoratori del settore agricolo.
Ne discende, quindi, a seguito delle modifiche apportate dal c.d. correttivo al T.U.S., che non vanno computati, tra gli altri, i tirocinanti, i volontari, i lavoratori autonomi, coordinati e continuativi, occasionali e quelli a tempo determinato che sostituiscono altri lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro nonché i lavoratori in prova.
Devono, invece, essere computati, sulla base del numero di ore di lavoro effettivamente prestato nell’arco di un semestre, i lavoratori in somministrazione e part-time.
I lavoratori stagionali devono essere computati a prescindere dalla durata del contratto e dalla durata di lavoro effettuato.