Rosanna D'Amore - Paolo Ferri
SE/D8 Le Onlus
• Inquadramento giuridico • Disciplina fiscale • Amministrazione e bilancio
Le Onlus

2013

pp. 512

Prezzo €:40,00

Prezzo scontato €30,00

formato 17 x 24

 

(9788851307165)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il volume che il lettore ha per mano è uno strumento di rara efficacia per chi è desideroso di conoscere le peculiarità e le funzioni di una realtà in così rapida evoluzione com’è il non profit italiano. Scritto in modo
chiaro e accattivante, questo testo si fa particolarmente apprezzare per il modo organico in cui gli aspetti contabili e giuridici degli enti non profit sono trattati nei vari capitoli. Di grande utilità pratica è poi il capitolo sulla prassi e sulla giurisprudenza italiana intorno alle ONLUS.
Per comprendere quale spazio il Terzo Settore occupi nel nostro Paese, occorre porsi in una prospettiva storica. Il primo nucleo di riflessioni sul welfare risale al 1919 quando in Usa grandi imprenditori come Andrew Carnegie, David Rockefeller ed Henry Ford siglano una sorta di patto da cui nasce il cosiddetto welfare capitalism.
L’idea è che devono essere le imprese a farsi carico del benessere dei dipendenti e delle loro famiglie. Il welfare capitalism nasce, quindi, sul principle of restitution, il principio di restituzione: le imprese fanno profitto grazie alla comunità di riferimento e quindi devono sentirsi moralmente tenute a restituire parte di quel profitto alla comunità stessa.
Il punto di debolezza del modello è che non garantisce l’universalismo: ovvero, non garantisce diritti, ma solo legittime aspettative di benessere.
Per questo motivo, esattamente 20 anni dopo, nel 1939, Keynes avrebbe scritto un saggio, intitolato «Welfare and democracy», che difende le ragioni dell’universalismo. I servizi, soprattutto in ambito sanitario e sociale, devono soddisfare la condizione di universalità, perché i cittadini godono di diritti fondamentali che non  possono essere condizionati dall’appartenenza a questa o a quell’impresa.
È la nascita del welfare state: lo Stato si fa carico delle condizioni di bisogno dei suoi cittadini, dalla culla alla bara. Un modello, tuttavia, che, da 20 anni a questa parte, è entrato in crisi. Una crisi dovuta sia a ragioni
fiscali (le risorse ottenute dalla fiscalità generale non bastano più a finanziare servizi di qualità), sia al fatto che il welfare statale non soddisfa il criterio della personalizzazione dei bisogni.
Lo Stato deve trattare tutti alla stessa maniera: di conseguenza, eroga i servizi in maniera indifferenziata.
Ma le necessità di un cittadino di Palermo non sono le stesse di uno di Milano. Da qui, un’insoddisfazione generalizzata. La riprova è che in Italia la spesa sociale pro capite è in linea con quella degli altri paesi europei, mentre il coefficiente di Gini, che misura le disuguaglianze, è pari a 0,36, contro lo 0,22 della Svezia. Preso atto della crisi del welfare state si aprono oggi due alternative.
Il ritorno al welfare capitalism, in una forma rinnovata ed estesa, è la soluzione prospettata dai neoliberisti. Secondo questa prospettiva, spetterebbe all’azienda, in un’ottica di responsabilità sociale d’impresa, farsi carico del finanziamento e delle modalità erogative.
Allo Stato spetterebbe un intervento di indirizzo e di controllo, cosa che nel 1919 mancava.
L’altra via, preferibile, è, invece, quella della welfare society.
L’idea è che l’intera società deve farsi carico dei bisogni dei cittadini. La società è composta da tre sfere: quella degli enti pubblici, quella del mondo delle imprese e quella della società civile organizzata, il cosiddetto «terzo settore». Le tre sfere devono interagire fra loro in maniera sistematica sia nella fase della progettazione/programmazione, sia nel momento della gestione dei servizi.
Questo schema traduce, in pratica, il principio di sussidiarietà circolare, che va oltre la versione della sussidiarietà orizzontale, alla base del welfare capitalism.
Ebbene, una delle più significative specificità della realtà italiana è quella di aver inventato e attuato per prima il modello del terzo settore produttivo. Il mondo anglosassone, invece, ha sempre privilegiato il
modello del terzo settore distributivo. Ecco perché la recente diatriba a proposito dell’applicabilità dell’IMU alle realtà non profit poggia su presupposti sbagliati.
Considerare commerciale qualsiasi attività che si traduce in una «offerta di beni e servizi di mercato» – come recitano le circolari europee – significa dare per scontato che tutti gli enti di terzo settore debbano essere
di tipo distributivo. Il che è una palese violazione della verità dei fatti, oltre che del principio di libertà sociale.
L’UE non è stata voluta dai suoi padri fondatori per annullare le identità nazionali, che dicono della specifica matrice culturale di ciascun Paese, né per difendere gli interessi di alcuni paesi a scapito degli altri. Si (ri)
legga, a tale riguardo, il celebre discorso di Jacques Delors sul principio di sussidiarietà del 1994.
Alla luce di quanto precede, non si può non essere grati agli autori per l’impegno profuso in questa opera che ora viene presentata al giudizio del lettore. C’è un grande bisogno di conoscere a fondo la realtà e i modi
di funzionamento dei soggetti di Terzo Settore questo volume soddisfa appieno tale bisogno.
Introduzione
Gli enti non profit nella legislazione italiana
Gli enti non commerciali nella legislazione tributaria italiana
Una particolare categoria di enti non commerciali:
le Organizzazioni non lucrative di utilità sociale
Parte I
Aspetti istituzionali
1.
Gli enti non lucrativi nella disciplina del Codice civile
1.1 Acquisizione della personalità giuridica
1.2 Le associazioni
1.3 Le fondazioni
1.4 I comitati
1.5 Altri enti
1.6 La riforma del Codice Civile
2.
Requisiti soggettivi delle ONLUS
2.1 Enti che possono assumere la qualifica di ONLUS
2.1.1 Cooperative-ONLUS
2.1.2 Trust
2.1.3 Associazioni di Promozione Sociale e qualifica di ONLUS
2.1.4 Enti non residenti
2.1.5 Enti partecipati da soggetti che non possono assumere la qualifica di ONLUS
2.1.6 Focus: le fondazioni di partecipazione
2.2 Enti considerati automaticamente ONLUS
2.3 Enti che possono assumere la qualifica di ONLUS limitatamente ad alcune attività
2.4 Enti che non possono assumere la qualifica di ONLUS
2.5 Onlus e impresa sociale
3.
Requisiti oggettivi delle ONLUS
3.1 Considerazioni generali
3.2 Attività istituzionali a solidarietà presunta
3.2.1 Attività di assistenza sociale e socio-sanitaria
3.2.1.1 Focus: le case di riposo per anziani
3.2.1.2 Focus: i consultori familiari
3.2.2 Attività di beneficenza
3.2.3 Tutela, promozione e valorizzazione delle cose di interesse artistico e storico
3.2.4 Tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente
3.2.5 Attività di promozione della cultura e dell’arte
3.2.6 Attività di ricerca scientifica
3.2.6.1 Focus: l’attività di ricerca svolta in convenzione con case farmaceutiche
3.3 Attività istituzionali a solidarietà condizionata
3.3.1 Attività di assistenza sanitaria
3.3.2 Attività di istruzione
3.3.3 Attività di formazione
3.3.4 Attività di sport dilettantistico
3.3.5 Attività di promozione della cultura e dell’arte
3.3.6 Attività di tutela dei diritti civili
3.4 Attività connesse a quelle istituzionali
3.4.1 Attività connesse analoghe a quelle istituzionali a solidarietà condizionata
3.4.2 Attività connesse accessorie per natura a quelle istituzionali, poiché integrative delle stesse
3.4.3 Limiti allo svolgimento delle attività connesse
4.
Requisiti statutari delle ONLUS
4.1 Considerazioni generali
4.2 Settori di attività e finalità di solidarietà sociale
4.3 Divieto di svolgere altre attività
4.3.1 Possesso di partecipazioni societarie
4.4 Divieto di distribuzione anche indiretta di utili o avanzo di gestione e obblighi in tema di reimpiego degli stessi
4.4.1 Percezione di corrispettivi
4.5 Obbligo di devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento
4.6 Obbligo di redazione del bilancio o rendiconto annuale
4.7 Democraticità della struttura
4.8 Utilizzo dell’acronimo ONLUS
5.
Anagrafe unica delle ONLUS
5.1 Generalità
5.2 L’Anagrafe ONLUS quale elenco delle Organizzazioni non lucrative
5.3 Focus: gli enti nazionali con sezioni locali
Parte II
Aspetti fiscali
6.
Imposta sul reddito delle società
6.1 Reddito complessivo delle ONLUS
6.1.1 Attività escluse dal reddito imponibile
6.1.2 Attività produttive di reddito di impresa
6.1.3 Redditi fondiari
6.1.4 Redditi di capitale
6.1.5 Redditi diversi
7.
Titoli di solidarietà
7.1 Considerazioni generali
7.2 Considerazioni critiche
8.
Ritenute alla fonte
8.1 Obblighi delle ONLUS quali sostituti di imposta
8.2 Agevolazioni per le ONLUS quali sostituiti di imposta
9.
Agevolazioni fiscali per erogazioni liberali a favore di ONLUS
9.1 Erogazioni liberali in denaro
9.1.1 Erogazioni in denaro effettuate da persone fisiche non imprenditori
9.1.2 Erogazioni in denaro effettuate da soggetti titolari di reddito di impresa
9.1.3 Focus: le donazioni effettuate per il tramite del datore di lavoro (c.d. payroll giving)
9.2 Cessioni gratuite di beni
9.2.1 Cessioni gratuite di beni rientranti nell’attività propria dell’impresa
9.2.2 Cessioni gratuite di beni non rientranti nell’attività propria dell’impresa
9.3 Prestazioni di servizi gratuite effettuati da imprese
9.4 Focus: gli “SMS solidali”
10.
Imposta regionale sulle attività produttive
10.1 ONLUS che svolgono esclusivamente attività istituzionale
10.1.1 Retribuzioni spettanti al personale dipendente
10.1.2 Compensi spettanti assimilati a quelli di lavoro dipendente
10.1.3 Compensi erogati per collaborazioni coordinate e continuative
10.1.4 Compensi erogati per attività di lavoro autonomo occasionale
10.2 ONLUS che svolgono anche attività connesse
10.3 Deduzioni dalla base imponibile per i soggetti minori
11.
Imposta sul valore aggiunto
11.1 Soggettività passiva ai fini Iva
11.2 Operazioni attive ai fini Iva
11.2.1 Prestazioni socio-sanitarie
11.2.2 Certificazione dei corrispettivi
11.3 Operazioni passive ai fini Iva
12.
Altre imposte e tasse
12.1 Imposta di registro
12.2 Imposta di bollo
12.3 Imposta sulle successioni e donazioni
12.4 Imposte ipotecaria e catastale
12.5 Tasse sulle concessioni governative
12.6 Tributi locali
12.7 Imposta sugli intrattenimenti
13.
Dichiarazioni fiscali
13.1 Dichiarazione dei redditi
13.2 Dichiarazione IVA
13.3 Dichiarazione IRAP
13.4 Dichiarazione dei sostituti di imposta
13.5 Termini di versamento e di presentazione
14.
Altre agevolazioni
14.1 Manifestazioni di sorte locali
14.2 Concorsi a premio
14.3 Contributi per l’acquisto di autoambulanze e di altri beni strumentali
14.4 Legge del buon samaritano
14.5 De tax sperimentale
14.6 Tariffe postali
14.7 Cinque per mille
15.
Prassi e giurisprudenza sulle ONLUS
Parte III
Aspetti contabili
16.
Il sistema informativo contabile
16.1 Considerazioni generali
16.2 Aree o settori gestionali delle ONLUS
16.3 Gli obblighi contabili delle ONLUS
16.4 Scritture contabili relative all’attività complessiva
16.5 Scritture contabili relative alle attività connesse
17.
Il bilancio delle ONLUS
17.1 Considerazioni generali
17.2 Struttura del bilancio
17.3 Le assunzioni (presunzioni) contabili
17.4 Le clausole generali
17.5 I principi generali di bilancio
17.6 I criteri generali di valutazione
17.7 Struttura dello Stato Patrimoniale
17.7.1 Le immobilizzazioni
17.7.2 Aspetti comuni delle immobilizzazioni immateriali e materiali
17.7.3 Le immobilizzazioni immateriali
17.7.4 Le immobilizzazioni materiali
17.7.5 Immobilizzazioni finanziarie
17.8 Breve analisi di alcune voci del patrimonio netto: il patrimonio vincolato e fondo di dotazione
17.8.1 Il prospetto di rappresentazione della movimentazione delle componenti del patrimonio netto
17.9 I conti d’ordine
17.9.1 Elementi classificatori e di rilevazione
17.10 Rendiconto gestionale
17.10.1 La valutazione e rilevazione in contabilità delle liberalità
17.10.1.1 Liberalità non vincolate
17.10.1.2 Liberalità vincolate temporaneamente
17.10.1.3 Liberalità vincolate permanentemente
17.10.1.4 Liberalità condizionate
17.10.1.5 Le promesse di liberalità
17.10.1.6 Le donazioni di servizi
17.11 Nota integrativa
17.12 Relazione di missione
17.13 Relazione dell’organo di controllo
17.14 Bilancio Sociale
17.15 Rendiconto semplificato delle entrate e delle uscite complessive
18.
I rendiconti per le raccolte fondi
18.1 Attività di raccolta fondi
18.2 Modalità di effettuazione delle raccolte di fondi
18.3 Rendiconto delle raccolte occasionali di fondi
18.4 Rendicontazione del cinque per mille
Parte IV
ONLUS di diritto e ONLUS parziali
19.
ONLUS di diritto
19.1 Il d.lgs. 460/97 e la legislazione precedente
19.2 Organizzazioni di volontariato
19.2.1 Aspetti principali caratterizzanti le organizzazioni di volontariato iscritte nei pubblici registri
19.2.2 Attività di volontari e collaboratori
19.2.3 Attività accessorie delle organizzazioni di volontariato
19.2.4 Aspetti fiscali
19.2.5 Liberalità a favore delle organizzazioni di volontariato
19.2.6 Confronto fra disciplina speciale della l. 266/91 e disciplina ONLUS
19.3 Organizzazioni non governative
19.3.1 Aspetti principali caratterizzanti le organizzazioni non governative
19.3.2 Attività di cooperazione allo sviluppo
19.3.3 Volontari e cooperanti
19.3.4 Aspetti fiscali
19.3.5 Confronto fra disciplina speciale della l. 49/87 e disciplina ONLUS
19.4 Cooperative sociali
19.4.1 Aspetti principali caratterizzanti le cooperative sociali
19.4.2 Caratteristiche specifiche delle cooperative sociali di tipo b)
19.4.3 Aspetti fiscali e contributivi
19.4.4 Confronto fra disciplina speciale della l. 381/91 e disciplina ONLUS
19.5 Consorzi di cooperative sociali
20.
ONLUS parziali
20.1 Considerazioni generali
20.2 Il regolamento del ramo ONLUS
20.3 Enti ecclesiastici
20.4 Associazioni di promozione sociale
Parte V
I controlli
21.
L’agenzia per il terzo settore
21.1 Considerazioni generali
21.2 Il trasferimento delle funzioni al Ministero del lavoro e delle politiche sociali
21.3 Funzioni assegnate all’Agenzia
21.4 Documenti dell’Agenzia per il terzo settore
22.
I controlli fiscali
22.1 Poteri di accesso, ispezione e verifica
22.2 Oggetto dell’attività di controllo
22.2.1 Mancanza dei requisiti per la qualifica di ONLUS
23.
Le sanzioni
23.1 Sanzioni specifiche per le ONLUS
23.2 Responsabilità dei legali rappresentanti e dei membri degli organi amministrativi
23.3 Singole fattispecie sanzionate
Appendice Normativa
D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460. — Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale
D.M. 19 gennaio 1998. — Approvazione del modello di comunicazione delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale ai sensi dell’art. 11 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460
Circ. n. 168/E-VI-13-93166 del 26 giugno 1998 — Dir. AA.GG. e cont. trib. Imposte sui redditi - Iva - Agevolazioni – Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) - D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460 - Istruzioni per l’applicazione delle nuove disposizioni Allegato a Circ. n. 168/E del 26 giugno 1998 Disposizioni riguardanti le Organizzazioni non lucrative di utilità sociale
Agenzia delle entrate - Provvedimento 29 dicembre 2003 — Approvazione del modello di dichiarazione sostitutiva previsto dall’articolo 2 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 18 luglio 2003, n. 266, che le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) devono allegare al modello di comunicazione previsto dall’articolo 11 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, approvato con decreto del Ministro delle finanze 19 gennaio 1998, pubblicato nella Gazzetta ufficiale - serie generale -
n. 17 del 22 gennaio 1998